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L'Italia in frantumi, un saggio di Luciano Gallino


A cura di Maria Rosaria Benanti

Torniamo ancora sull’argomento, lasciato da poco, della crisi del sistema Italia.
E’di tutta evidenza che l’argomento continua ad appassionare sia gli autori che i lettori, suscita dibattiti, polemiche sui giornali, in televisione o in occasioni di presentazioni di libri e il dibattito in tutte queste sedi è sempre più seguito ed appassionante come se fosse un argomento nuovo.
Che cosa dire in proposito: è da giudicarlo positivo, questo atteggiamento, o lo si deve considerare un parlarsi addosso non finalizzato verso risultati tangibili.

Sicuramente parlarne e tenere alto l’interesse per un argomento così importante per l’avvenire politico-economico del Paese non lo si deve considerare né futile né inutile.
Certo potremmo domandarci che cosa è stato fatto sinora da parte dei responsabili politici per porre rimedio a questo declino.
All’apparenza può sembrare che il paese sia rimasto fatalisticamente immobile in attesa di qualche miracolo.
In realtà i governi che si sono succeduti nell’ultimo decennio si sono mossi e hanno preso molte iniziative per cercare di porre rimedi, sono stati fatti vari interventi in materia di contratti di lavoro, nuove figure di lavoratori, riformate le pensioni.
Anche i privati non sono stati da meno, alcuni hanno cercato di innovarsi, altri hanno cercato attraverso unioni, fusioni nazionali e internazionali di vincere la concorrenza.
Ci sono state le privatizzazioni di varia aziende pubbliche, in alcuni settori di monopolio pubblico o privato si è introdotta la concorrenza di altre imprese.

Forse è giunto il momento di esaminare le conseguenze di tali attività.

La risposta a queste domande viene da un libro di recente uscita per i tipi di Laterza di Luciano Gallino dal titolo “L’Italia in frantumi”.
Il Professore Gallino non ha bisogno di presentazioni, è stato titolare di una delle prime cattedre di Sociologia, nel caso di specie dell’Università di Torino.

Il saggio è composto da cinque capitoli in cui vengono sottoposti ad attenta analisi i vari aspetti delle riforme realizzate o proposte dai vari governi sui vari aspetti che agitano la realtà politica, come la riforma del diritto del lavoro, la politica delle grandi imprese, la riforma della scuola e dell’Università, le pensioni, la globalizzazione.

I cinque capitoli consistono in una raccolta di articoli scritti per il quotidiano “La Repubblica” dal 2001 al 2005.
Anche se scritti in un periodo non breve, ma nemmeno non troppo lungo, rimangono ancora attuali.

La particolarità del saggio, come accennato, consiste nell’esaminare i vari provvedimenti messi in atto al fine di porre rimedi al declino, vero o presunto, dell’Italia.
Diciamo subito che Gallino è molto critico verso questi provvedimenti, in particolare per quanto riguarda la riforma del mercato del lavoro, sintetizzato nel linguaggio corrente nel cosiddetto precariato.
A suo modo di vedere le varie forme non hanno comportato quei benefici economici che ci si aspettava.
Altrettanto critico è verso la riforma della scuola e dell’Università.

Per la prima, a suo modo di vedere, si tratta di un ritorno al passato, precedente al 1962, con una scuola di serie B, una sorta di avviamento al lavoro e una scuola di serie A di indirizzo intellettuale-umanistico per chi svolgerà professioni intellettuali.

Altrettanto critico verso la riforma universitaria dove, sintetizzando al massimo il pensiero dell’autore, si è introdotta una precarizzazione delle carriere dei docenti universitari nonché una pericolosa intromissione del potere politico nelle medesime carriere.
Il capitolo sul destino delle grandi imprese è altrettanto pessimistico anche se per quanto riguarda la crisi della FIAT , per fortuna dall’epoca dei fatti descritti, anni 2002/04, sembra essersi risolta positivamente.

Dello stesso spirito critico sono pervasi gli altri capitoli come quelli sulle pensioni , sulla globilizzazione.

Questa è una semplice recensione e non un luogo per discutere, criticare e accettare le tesi dell’autore.
Spetterà al lettore fare, attraverso una lettura attenta dell’opera che vale la pena di essere letta, le proprie osservazioni, le osservazioni che riterrà necessarie.

Insomma la discussione continua, questa volta però sarà non sulle ipotesi bensì sulle iniziative prese.

Al prossimo libro.


29/05/2006
Fonte
Formez